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>> Infedeltà coniugale

L’infedeltà coniugale non causa automaticamente l’addebito della separazione. Infatti, l’infedeltà coniugale viene considerata rilevante da parte del Giudice nel momento in cui viene dimostrato che è effettivamente la causa della rottura dell’intesa tra i coniugi. Non si parla di astinenza da rapporti sessuali con persone diverse dal partner ma di dovere di fedeltà inteso soprattutto come dovere di lealtà.
Infatti basterebbe anche soltanto il tentativo di adulterio non andato a buon fine per generare l’addebito della separazione. In teoria, se uno dei coniugi intrattiene un rapporto particolarmente intenso con un’altra persona, anche senza commettere adulterio, che però va a compromettere l’onore e la dignità del partner, gli può essere addebitata la separazione.
La separazione può essere addebitata anche ad uno dei coniugi che intrattiene un rapporto virtuale equivoco (ad esempio in chat) con un terzo, tale da ledere il rapporto fiduciario con il suo partner.

A tale proposito si menziona la sentenza della Suprema Corte di Cassazione n. 9287 del 1997, la quale ha affermato che il dovere di fedeltà consiste nell’impegno, ricadente su ciascun coniuge, di non tradire la fiducia reciproca ovvero di non tradire il rapporto di dedizione fisica e spirituale tra i coniugi, che non deve essere intesa soltanto come astensione da relazioni sessuali extraconiugali.

In caso di adulterio, il Giudice dovrà verificare anche il comportamento dell’altro coniuge per valutare l’incidenza che tali atteggiamenti hanno avuto sulla crisi coniugale e sulla conseguente separazione.
 
>> Lo stalking

Lo stalking è considerato un reato a partire dal 2009 ed è punibile con una pena fino a quattro anni di reclusione che può aumentare se lo stalker ha già precedenti per lo stesso reato o se la persona perseguitata è un minorenne o, ancora se lo stalker è una persona che in precedenza è stata legata affettivamente alla vittima. E’ un fenomeno che non sempre colpisce persone legate da un vincolo familiare anche se la statistica indica che la maggior parte dei casi deriva da una crisi all’interno della famiglia.

Si configura il reato di stalking nel momento in cui una persona affligge un’altra con molestie e persecuzioni al punto da causare e provocare nella vittima stati di ansia e paura che vanno a compromettere ed a inficiare il normale svolgimento della vita quotidiana ed anche se l’ansia generata deriva dal timore di possibili azioni nei confronti di persone care.

La persona perseguitata riceve solitamente in maniera sistematica lettere, sms, mail ed è vittima di pedinamenti, agguati o addirittura danneggiamento e compimento di atti vandalici su beni personali, fino ad arrivare ad episodi limite di violenza fisica. E’ possibile presentare una denuncia-querela entro sei mesi dall’ultimo avvenimento, producendo la documentazione che dimostri la persecuzione subita. Il reato di stalking non viene perseguito di ufficio ma necessita della querela della vittima tranne nel caso in cui si tratti di un minorenne.
Spesso la vittima è portata a convincersi che aspettando il problema si risolverà da solo. In realtà la migliore strategia è quella di anticipare i tempi e prendere tutte le precauzioni necessarie a tutelarsi e ad evitare che semplici atteggiamenti ostili e maniacali possano sfociare in atti più gravi.
Ogni situazione è diversa dalle altre e si devono considerare analiticamente svariati parametri: tecnici, psicologici e sociali  al fine di valutare soggettivamente ed in concreto le possibili precauzioni da adottare.

Si consiglia di fissare un appuntamento per un incontro nel corso del quale ricevere una consulenza assolutamente gratuita e senza alcun impegno contrattuale, nel quale i nostri professionisti potranno valutare la situazione e proporre la migliore strategia da adottare.